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  • Maurizio

Artisti e Contadini – Artists and Farmers – Di John Wheaver

Updated: Jan 18, 2018



Sono nato nel dicembre del 1938. Dall’età di 18 mesi ho abitato in un grande paese tra Birmingham e Warwick. Dall’età di 10 anni fino a 30 ho abitato a Birmingham: per la scuola, l’università e il lavoro. Mi sono laureato in Ingegneria Elettrica pesante e ho lavorato alla progettazione di motori. Ho sposato Jane nel 1963. I nostri figli maschi nacquero nel 1966 e 1968, nostra figlia nel 1971 quando abitavamo già a Croydon, nel sud di Londra.

Nel 1977 ci trasferimmo a Olney, una piccola città vicino a Northampton. Divorziammo nel 1988. Adesso io abito a Wellingborough, vicino a Northampton, 100 km a nord di Londra. Sono andato in pensione nel 2009 dopo 15 anni come Ingegnere della Sicurezza per le Ferrovie.

Nel 1967, su un furgoncino da campeggio, io e mia moglie stavamo ritornando dalla Toscana (a casa dei parenti di mia sorella) con il nostro figlio di un anno. Dovevamo passare vicino ad Alba in direzione di Murisengo dove eravamo stati nel 1965. Avevo sentito parlare di Barolo e Barbaresco e visitammo una cantina in ciascuna zona. Ma perché questi vini non erano famosi? Mi ricordo di aver incontrato Celestino Vacca da “I produttori del Barbaresco” che da allora ho rivisto quasi ogni anno – anche nel 2015.

Così nel 1969, adesso con un figlio di tre anni e uno di un anno, ci accampammo vicino ad Asti per 3 settimane e visitammo 22 cantine di Barbaresco. Ovviamente non si telefonava, si bussava alla porta. “E possiamo portare i piccolini?” “Sì, venite avanti”.

Nell’agosto del 1971 incontrammo Roberto Macaluso a Barbaresco e lo seguimmo in un posto che si rivelò poi essere il Castello di Grinzane Cavour dove apriva un mese dopo l’Enoteca Regionale. Anche se quasi tutto era ancora coperto di spolverini fu un’esperienza impressionante.

L’anno dopo eravamo gli unici visitatori e lo chef del ristorante ci chiese di custodire il castello mentre lui usciva a comperare del formaggio! Per mezz’ora il castello fu MIO. E l’ho restituito. Ma non prima di essere salito su alcune scale con la scritta “non aperto al pubblico” e aver fatto foto dalle torri più alte. Nei successivi 40 anni sarebbe diventato un luogo a noi molto famigliare.

A partire dal 1971 imparai molto sul Nebbiolo da Lorenzo Lodali di Treiso e conservo ancora alcuni suoi diagrammi. Lorenzo mi parlò anche di altri vini a base Nebbiolo, il che mi indusse a visitare cantine in tutte le zone di Nebbiolo DOC del Piemonte.

Nel 1972 inviai il mio primo articolo di circa 3850 parole sul Barbaresco alla rivista WINE, con fotografie: il loro primo articolo in inglese su un vino a base Nebbiolo. Passò un anno prima che lo pubblicassero – ma a quel tempo in Inghilterra era quasi impossibile comperare una bottiglia di Barbaresco. E in precedenza nessuno aveva scritto più di 400 parole (e difficili da reperire) in inglese su questo vino.

In Italia nel 1972 andai anche oltre nella mia ricerca e visitai cantine a Nus, Donnaz, Carema, Gattinara, Ghemme, Fara, Sizzano e Maggiora, finendo con Grinzane Cavour e Asti.

Nel 1973, in cinque su un maggiolino Volkswagen e una semplice tenda visitammo cantine a Morgex, La Salle, St Pierre, Chambave, Donnaz, Torre Daniele, Arvier e Lessona (incontrando Venanzio Sella).

Nel 1974 la rivista Wine and Spirit Trade pubblicò un mio articolo intitolato “Il Nebbiolo del Piemonte” basato sui miei viaggi degli anni precedenti e sui vini e appunti che avevo raccolto.

Nel frattempo la rivista WINE era fallita ed era arrivata DECANTER. Pubblicarono il mio articolo “Val d’Aosta” che comprendeva il Nebbiolo di Donnaz e Arnaz (vol.1 No.5, 1975). A partire dal 1974 mi sono soffermato soprattutto su Barolo e Barbaresco, anche se ho fatto visite a Murisengo e ho incontrato di passaggio Giancarlo Bandiera alla “Cave Cooperatives” di Donnaz.

Nel 1978 fu finalmente pubblicato su Decanter il mio articolo “Barolo”. E’ un argomento molto complicato per un estraneo.  Ne risultò la mia partecipazione ad una degustazione di Barolo insieme a tre “masters of wine” che io accusai di degustare il Barolo come se fosse un buon Bordeaux.

Nel 1983 andai a vedere una fiera del vino a Bristol. Nello stand del Piemonte incontrai Giovanni Negro, Beppe Monchiero e Giancarlo Montaldo che avrei poi rivisto nel loro territorio. Andai al ristorante Da Beppe a Guarene, Giovanni mi fece conoscere il Roero e fui ricevuto più volte a Barbaresco da Giancarlo. Una volta constatai che mi bastava sostare qualche minuto nella piazza di Barbaresco per vedere arrivare Giancarlo Montaldo!

Nel 1986 Gino Berutti mi organizzò una visita al VIPI di Torino dove incontrai alcuni personaggi chiave del mondo del Barolo. Fui presentato a Gigi Rosso. Sedetti accanto ad Armando Cordero ad un incontro condotto da Beppe Colla nel quale io parlai con il mio italiano incerto dell’orrore della barrique sul Nebbiolo. Poi mi fermai vari giorni ad Alba e feci visita  a questi e ad altri personaggi.

Più tardi quell’anno Beppe Colla mi invitò al Capitolo dei Cavalieri del Tartufo presso il castello di Grinzane Cavour. Furono annunciato i nuovi Cavalieri…l’ultimo nome della lista era ”Wheaver John”. Per 26 anni non ci su nessun altro cavaliere inglese. Quando mi chiedono perché ci vestiamo così io dico con esagerata modestia: “Beh, a noi ragazzini piace mettersi in costume e bere parecchio”. Ma fanno anche tanto lavoro per i vini d’Alba, la loro immagine e la loro documentazione. Io non mi sono ancora neanche meritato l’onore che mi hanno fatto.

A quel punto la rivista Decanter aveva pubblicato il mio ultimo articolo: “Roero”. E fu veramente l’ultimo. Avevo ricevuto un compenso di 10 sterline per quell’articolo e a partire dal 1990 gli importatori inglese avevano sentito parlare di Barolo e si faceva ricorso a giornalisti professionisti. Ma io ho continuato ad andare in Langa ogni anno, eccetto nel 2006, quando rividi comunque i miei amici al Vinitaly.

Nel 1988 ho scritto per la rivista Decanter un necrologio di Renato Ratti (lo avevo incontrato negli anni 70 con Massimo Martinelli, che è tutt’ora un amico) e nel 1990 una recensione del libro “Tar and Roses” di Garner e Merritt. Ancora una volta per Decanter ero l’unica persona che aveva sufficiente conoscenza del Barolo. Ho anche inviato delle lettere, nelle quali indicavo l’uso errato di certe immagini, almeno una di Barbaresco e due di Barolo.

La prima volta che visitai la Langa ero un ospite di riguardo in quelle cantine, qualche volte anche riverito. Io sono cambiato poco mentre il maggior numero di quelli che avevo incontrato sono oggi proprietari di terreni e cantine preziosi. Mi ricevono allo stesso modo e rimangono le stesse persone: artisti e contadini.


Artists and Farmers


How I first met the Nebbiolo and its partners – John Wheaver

I  was born in December 1938. From 18 month of age I lived in a large village between Birmingham and Warwick. From the age of 10 until I was 30 I went into Birmingham; for school, college and work. I graduated in heavy Electrical Engineering and worked in the design of motors. I married Jane in 1963. Our sons were born in 1966 and 1968 my daughter in 1971, by which time we lived in Croydon, South London. We moved in 1977 to Olney a small town near Northampton. We divorced in 1988. I now live in Wellingborough, nearer Northampton, 100km. north of London. I retired in 2009 after 15 years as a Safety Engineer on the railway.

In 1967, in our camping van, my wife and I with one year old son were returning from Tuscany, the home of my sister’s in-laws. We were to pass near Alba on the way to Murisengo where we had stayed in 1965. I had heard of Barolo and Barbaresco and we visited one cellar in each. But why were these wines not famous? I remember meeting Celestino Vacca, at I Produttori del Barbaresco, whom I have seen most years since – including 2015.

So in 1969, now with a three year old and a one year old son, we camped in Asti for three weeks and visited 22 cellars in Barbaresco. No telephone of course – just banged on the door. “And our little boys, ok?” “Yes – come in!”

In August 1971 We met Roberto Macaluso in Barbaresco and we followed him to what turned out to be the Castle of Grinzane Cavour – to be opened the next month as the Enoteca Regionale. Even with so much under dust-sheets it was an impressive experience.

CUT? [[The next year we were the only visitors there, and the chef asked us to look after the castle while he went a bought some cheese! For half an hour the castle was MINE. And I gave it back. But not before I had scrambled up several ladders (“Not open to the public”) and taken photos from the highest towers. In the next 40 years it became quite familiar]].   70

Also from 1971 I received quite some education on the Nebbiolo from Lorenzo Lodali in Treiso, I’ve still got some of his diagrams. Lorenzo also told me of the other Nebbiolo wines – which led me to visit cellars in all the DOC Nebbiolo zones in Piemonte.

In 1972 I sent an my first ever article, about 3850 words on Barbaresco, to WINE magazine – with photographs; the first in English on a Nebbiolo wine. It was a year before they printed it – but it was barely possible to buy a bottle of Barbaresco in England at the time. Nor had anyone previously written more than about 400 words in English about it – and that was hard to find.

But in Italy in 1972 I was looking a little further afield and we visited cellars in Nus, Donnaz, Carema, Gattinara, Ghemme, Fara, Sizzano and Maggiora, finishing in Grinzane Cavour and Asti.

And in 1973 five of us in a Volkswagen beetle with one modest tent visited  cellars in Morgex, La Salle, St Pierre, Chambave, Donnaz, Torre Daniele, Arvier and Lessona (meeting Venanzio Sella).

In 1974, Wine and Spirit Trade Magazine printed my article called “The Nebbiolo of Piedmont” based on my trips the previous years – and the wines and Italian writings collected then.

WINE magazine had failed, and now Decanter had arrived. They printed my “Val d’Aosta, which did include the Nebbiolo Donnaz and Arnaz, in “Vol.1 No.5, in 1975. But since 1974 I have stuck mainly to Barolo and Barbaresco, though continued calling in at Murisengo – and meeting Giancarlo Bandiera at the ‘Caves Cooperatives’ in Donnaz on the way through.

In 1978 I finally had ‘Barolo’ published in Decanter; it is quite a complicated topic for the outsider. That resulted in me taking part in Decanter’s first tasting of Barolo, which included three “Masters of Wine”, whom I accused of tasting Barolo as if it were trying to be a good Bordeaux.

In 1983 I visited a Wine Fair in Bristol. On the Piedmont stand I met Giovanni Negro, Beppe Monchiero and Giancarlo Montaldo, all of whom I later visited on their home ground. I went to Beppe’s restaurant in Guarene, was introduced to the Roero by Giovanni, and have been welcomed by Giancarlo to Barbaresco numerous times – I once observed that I only had to stand in the Piazza del Municipio in Barbaresco for five minutes and GCM would appear!

In 1986 Gino Berutti arranged for me to visit VIPI in Turin where I met some key figures – especially on the Barolo side. I was introduced to Gigi Rosso. I sat by Armando Cordero at a meeting led by Beppe Colla – where I spoke out in my shaky Italian about the horrors of the barrique with Nebbiolo. I then stayed in Alba for a few days, and visited these people and several others I had met.

Beppe Colla later that year invited my wife and me to a Capitolo  of the Cavalieri del Tartufo …ecc  at the Castle of Grinzane Cavour. New Cavalieri were enrolled; the final name called out was “Wheaver John”! 26 years later there was, or had been, no other British Cavaliere. When asked why they do it I have with exaggerated modesty said “Well we little boys like dressing up and drinking a lot”. But they do a good job for “The Wines of Alba”, their image and documentation; I haven’t yet earned the compliment they have paid me.

By that time Decanter magazine had printed my last article – Roero. And it was really my last. I had received £10 for my first article, but by 1990 the UK “Trade” had heard of Barolo – and the professional wine-writers were being employed. But I have visited Langa every year since then, apart from 2006, when I did see my friends at Vinitaly.

For Decanter since then I have only written in 1988 the obituary of Renato Ratti, whom I had known in the 1970s (alongside Massimo Martinelli, a current friend) and in 1990 a review of the book “Tar and Roses” by Garner and Merritt. Again I was the only person Decanter knew with sufficient knowledge of Barolo. I have also written letters, and told them when they have used the wrong pictures – at least one in Barbaresco and two in Barolo.

When I first visited Langa I was quite a well regarded visitor to these cellars, even quite well-off to some. I have changed little, but most whom I met then are now owners of valuable land and businesses. They greet me the same and remain the same people: artists and farmers.

Blog by Maurizio Rosso.