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  • Maurizio

What would the world be like without wine? ITA/ENG


I have recently been able to travel to the Sultanate of Oman, a country located in the Arab Peninsula that has undergone rapid growth and opened its doors to tourists, thanks to its sovereign’s vision, Sultan Qabus Bin Al Said, who despite being an absolute Monarch, spent his country’s resources well, building impressive infrastractures, in particular beautiful roads and electrical lines that cross large portions of the desert and bring light in far-away villages.


We can all agree this is a good thing. It’s great to see countries we just recently considered third world (which is an arrogant and misleading definition) be now at the forefront of advancement and in some cases even cutting edge for the quality of its services. It’s surprising to see the Arab men who used to comfortably sit smoking their Shisha pipe are now all caught up in staring at their new generation smartphones.


Although I was positively surprised by these aspects, I was a bit let down by the semplicity of the food and naturally I suffered through the holiday without alcohol, neither wine nor beer. The basic meal is based on rice coupled with chicken, lamb, or fish with a side of vegetables, nothing more. A single dish frugally eaten with your fingers, although tourists get to use silverware.


Drinking-wise? Water, or a sad canned Soda like Orange Soda or Coca-Cola. There is very little choice compared to what we’re used to. A famous quote attributed to Pasteur comes to mind according to which “A meal without wine is like a day without sunshine”.

But my reasoning can be further generalized. Muslims are now 1.5 Billion throughout the entire world and the number is still growing. A large part of the population adheres to this religion that prohibits alcoholic consumption. A real shame according to me, because prior to Mohammed these lands were probably filled with marvellous vineyards and very special wines, possibly even similar to those of our warm-climate regions, like Sicily and the islands of the Mediterrenean Sea.

In the beginning Mohammed had nothing against wine and recommended a moderate use. But after seeing his men getting drunk often and unable to resist temptation he opted for total prohibition.


As an intellectual game I decided to ask myself how the history of western culture would have been if Moses and Jesus had imposed wine prohibition.


Nothing excludes the reliability of this hypothesis. Instead of making wine into a symbolic foundation of life and the blood of Christ, the founders of our religion could have, just like Mohammed, argued against it. For centuries we would have avoided several displays of alcoholism. On the other hand we would have lived without one of the products that more than any other played a key role in the European civilisation in the first place, but also the entire western culture and all of the so-called “New World”.

For us wine isn’t just the simple pleasure of a delicious drink, it is mostly a cultural catalyst and unifying element for people. For many of us dinner isn’t complete without a good glass of wine and a party just isn’t the same without and adequate wine, wether it be still or sparkling, dry or sweet.



These assumptions support the theory created by the enologist Renato Ratti, who entitled his first book “Civilisation of Wine”. This is neither a trivial nor foregone fact. Everything could have gone differently. So each time we raise our glass let’s remind ourselves of this priviledge and responsability: the priviledge to enjoy the nectar of Bacchus and the responsability to prove to the rest of the world a moderate use is possible.

This way we will try to show you don’t need prohibition to avoid abuse. Cheers!


Che mondo sarebbe senza vino?


Recentemente ho avuto occasione di fare un viaggio nel Sultanato dell’Oman, una paese della penisola araba che si è rapidamente modernizzato e aperto ai turisti, grazie alla lungimiranza del suo sovrano, il sultano Qabus bin Said Al Said, che pur essendo un monarca assoluto ha speso bene le ingenti risorse del suo paese, soprattutto per costruire imponenti infrastrutture, tra le quali si notano subito bellissime strade e linee elettriche che attraversano ampie zone desertiche per portare la luce anche negli sperduti villaggi.


Bene, diremmo tutti noi. E’ bello vedere che quelli che fino a poco tempo fa consideravamo paesi del terzo mondo (con definizione tanto arrogante quanto fuorviante) siano ora all’avanguardia e in certi casi addirittura ci sopravanzino per qualità dei servizi. Sorprende ad esempio vedere quegli stessi uomini arabi che un tempo stavano mollemente seduti a fumare il loro narghilè, oggi tutti intenti a fissare gli smartphone di ultima generazione.


Se questi aspetti mi hanno positivamente sorpreso, sono rimasto invece un po’ deluso dalla semplicità del cibo e, naturalmente, ho sofferto a dover trascorrere 10 giorni senza alcol, né vino né birra. Il pasto è basato sul riso, accompagnato da pollo, capretto o pesce. Qualche verdura e qualche salsa, niente più. Un piatto unico consumato frugalmente mangiando con le dita (anche se ai turisti vengono fornite le posate).


E da bere? Acqua, oppure una triste bevanda in lattina, aranciata o coca-cola. Poco, troppo poco per come siamo abituati noi. Ritorna in mente la famosa frase attribuita a Pasteur, secondo la quale “un pasto senza vino è come una giornata senza sole”. Ma la riflessione può essere anche più generale. I musulmani sono ormai oltre un miliardo e mezzo nel mondo e sono ancora in crescita. Una gran parte del pianeta aderisce a questa religione che proibisce le bevande alcoliche.

Un vero peccato, dal mio punto di vista, perché prima di Maometto, in questi luoghi dovevano esservi meravigliose vigne e vini molto speciali, forse simili a quelli delle nostre zone calde, come la Sicilia e le isole del Mediterraneo. Inizialmente Maometto non aveva nulla contro il vino,

e ne consigliò l’uso moderato. Ma più tardi, quando vide che i suoi uomini non riuscivano

a contenersi e cadevano spesso preda dell’ubriachezza, optò per la proibizione totale.


Così, per gioco intellettuale, mi è venuto in mente di chiedermi come sarebbe stata la storia dell’occidente, se anche Mosè, o magari Gesù stesso, avessero imposto la proibizione del vino.


Nulla esclude l’attendibilità di questa ipotesi. Invece che farne fondamento simbolico della vita e del sangue di Cristo, i fondatori della nostra religione avrebbero potuto argomentare alla pari di Maometto che esso induce in tentazione. Nei secoli avremmo evitato tante spiacevoli manifestazioni di alcolismo, non lo si può negare. D’altro lato però avremmo perso uno dei prodotti che più di ogni altro ha contraddistinto l’intera civiltà europea prima, e poi occidentale, includendo inoltre tutto il cosiddetto Nuovo Mondo. Per noi il vino non è solo il piacere di una bevanda prelibata ma anche un grande catalizzatore culturale ed elemento aggregante fra le persone. Per molti di noi la cena non è completa se non è accompagnata da un buon bicchiere di vino e una festa non è tale se non c’è un vino adeguato, sia esso spumante o fermo, secco o dolce.


Queste considerazioni avvalorano la conclusione alla quale era giunto tempo fa l’enologo Renato Ratti, il quale il intitolò il suo primo libro proprio “Civiltà del Vino”. Non è un fatto banale e non è nemmeno scontato. Avrebbe potuto andare diversamente. Dunque, ogni volta che leviamo un calice, ricordiamoci questo privilegio e questa responsabilità: il previlegio di poter godere del prezioso nettare di Bacco e la responsabilità di dimostrare al resto del mondo che se ne può fare un uso moderato. Così facendo cercheremo di dimostrare che non c’è bisogno di proibirlo per evitarne l’abuso. Prosit!



Blog by Maurizio Rosso.